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Le fotografie di Pierpaolo Pagano ci riportano indietro verso un qualcosa di poco definito che ha tutte le caratteristiche di un archivio della memoria. Ma il tempo, in queste foto, sembra parlarci solo di se stesso, come entità astratta nella quale i personaggi e le cose hanno abitato. Ecco allora gli spazi vuoti con le loro architetture che sembrano essere state abbandonate da poco e dove l’uomo ha comunque lasciato delle tracce. Ecco le luci che tagliando l’oscurità costruiscono o evidenziano forme delle quali noi, prima, non sospettavamo l’esistenza. Nella costruzione di un’evocazione e di una finzione ha senso riconoscere uno specifico fotografico. La fotografia contemporanea non obbedisce più al ruolo di medium, piuttosto è un luogo di possibilità nel quale è possibile alternare presenze e assenze, l’intimità della percezione così come il suo risvolto pubblico.

Gianni Romano 1996