fotogrammi uno

Nell’attuale era del digitale, di fronte alla disponibilità dell’immagine alla trasformazione,si interpone a volte contrapponendosi, quella sperimentazione “off camera” che è invece un’implicita esaltazione fotografica del gesto, della materia, della corporeità. Off camera: fotografie ottenute senza il ricorso ad apparecchi; senza camera oscura, senza negativo. L’immagine s’imprime mediante il diretto contatto dell’oggetto: lasciando filtrare in parte la luce e grazie alla mediazione degli acidi, fissa la propria parvenza sul supporto di carta sensibile. Una tecnica proposta dal padre storico della fotografia, Talbot con il Disegno Fotogenico; portata avanti dai successivi avi fondatori – Moholy Nagy, Man Ray, Christian Schad – con nomi diversi, in genere relati al nome dell’uno o dell’altro autore: Fotogrammi (scritture per mezzo della luce), Rayographs (scrittura con raggi), Schadographs (scrittura con l'ombra).Con l’Off camera si cerca di liberare la potenzialità linguistica del materiale fotosensibile dal condizionamento culturale della fotocamera. Moholy-Nagy identifica nel fotogramma (fotografia ottenuta senza fotocamera) una nuova produzione di spazio affermando che: “per la prima volta il fotogramma produce spazio senza una struttura spaziale esistente, mediante una semplice articolazione sul piano dei mezzi toni nella gamma del nero e del grigio, che avanzano e precedono mediante la forza irradiante dei loro contrasti e delle loro sfumature sublimi”.La fotografia, senza abbandonare le sue note distintive, si arricchisce del gesto, istintivo e razionale al tempo stesso, e muta in pittura;la natura, sostituendosi al pennello, le fornisce nuovi strumenti. Questi insieme alla luce, sono gli ingredienti dell’attività di Pierpaolo Pagano che da anni al lavoro tradizionale con la pittura associa la ricerca e la sperimentazione delle tecniche “off camera”, già oggetto dell’interesse di grandi maestri del passato e del fotografo contemporaneo Nino Migliori, suo principale punto di riferimento. L’iter creativo dell’artista, come in un percorso che ha qualcosa d’ancestrale, ha inizio già con la ricerca dell’oggetto e dei materiali da utilizzare: è proprio la materia, con la sua forma e le sue caratteristiche intrinseche ad attrarlo, tanto nel lavoro di pittura, quanto in quello fotografico off camera. Qui entra in gioco una tecnica, il fotogramma/ossidazione, che offre a chi vi si avvicina la possibilità di assistere “in diretta” alla creazione dell’immagine, all’azione della luce sulla carta fotosensibile, alla forma che impressa sulla carta,lascia tracce di sé, sia riconoscibili che astratte. Nascono così quelle forme in cui riconosciamo un oggetto od un corpo, o in cui semplicemente il rigore compositivo impresso dall’artista si riconnette all’ordine e al disordine della natura stessa. È il procedimento, dunque, che, guidato ma non esente da “imprevisti”, ponendosi come atto creativo, genera immagini non mediate dal mezzo meccanico, ma legate ad un agire in cui la gestualità è valore aggiunto e si pone come elemento discriminante tra la fotografia “tradizionale” e questo genere di sperimentazioni. La materia che genera il segno, sia un fiore, un animale, o ancora un corpo umano, ha già in sé il germe della metamorfosi cui andrà incontro. Il supporto fotosensibile accoglie un segno,la sintesi di un volume di un elemento stravolto, a volte irriconoscibile, astratto da quella realtà alla quale, però si riconduce, modulato da sfumature di colore che la carta in bianco e nero offre. Proprio la ricerca di qualità cromatiche inedite, con l’uso di carte fotografiche diverse - come la camoscio - la grande dimensione dei lavori, l’uso di proiezioni di immagini come fondo sul quale posizionare gli oggetti - gli “ibridi”, come lo stesso autore definisce - aprono a Pagano la via a sperimentazioni decisamente innovative che l’affrancano definitivamente dai maestri che l’hanno preceduto.



Paola Binante Roma 2007